ScriviBookTribu News

Cosa impariamo dalla lettura dei romanzi di avventura

16 aprile 2015

La nostra analisi dedicata ai romanzi di genere e a ciò che possono insegnare agli autori esordienti, si focalizza oggi sui romanzi di avventura che hanno radici profonde nella letteratura antica, basta pensare a grandi opere come l'Iliade e l'Odissea. Anche se nella sua struttura moderna il romanzo di avventura si è sviluppato nel '700, con gli antichi poemi epici ha in comune il tema di fondo cioè viaggi e avventure in terre lontane in cui vengono messi alla prova il coraggio dei protagonisti e la loro capacità di sopravvivenza. Ma spesso racconta anche del confronto tra culture differenti che può essere usato come pretesto per criticare, oppure valorizzare, il sistema sociale dell'autore.
Due esempi famosi e diversissimi tra loro, sono, Robinson Crusoe di Daniel Defoe e I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, pubblicati entrambi nella prima metà del '700: mentre nel romanzo di Defoe il protagonista, a causa dell'isolamento dovuto al naufragio riscopre in sé un nuovo fervore religioso, Swift dà vita ad un romanzo molto ironico e in cui non manca mai la critica nei confronti della società e degli esseri umani.
Molti dei romanzi di avventura scritti tra Ottocento e Novecento ci hanno fatto sognare da bambini e ragazzi e volare con la fantasia: Viaggio al centro della Terra, Ventimila leghe sotto i mari e i tanti altri titoli di Jules Verne, Il corsaro nero, Le tigri di Mompracem e il resto della sterminata produzione di Emilio Salgari, L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, Le miniere di re Salomone di H. Rider Haggard, Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain e Moby Dick di Herman Melville giusto per citare i più celebri. Rileggerli in età adulta fa scoprire aspetti che da ragazzi probabilmente non abbiamo colto, come l'innegabile qualità letteraria, la grandissima (e profetica) fantasia grazie a cui sono state immaginate situazioni, luoghi e invenzioni (pensiamo a Verne), la capacità di descrivere alla perfezione paesi mai visti e ricostruiti solo grazie a ricerche (come nel caso di Salgari), una scrittura ricca di ritmo ed estremamente evocativa  come quella di Twain e Melville, che ancora oggi viene studiata nei corsi di scrittura.
Ma anche gli scrittori di avventura più recenti non sono da meno. Il tema del viaggio verso luoghi sconosciuti è stato accantonato – visto che ormai non c'è (quasi) più nulla di inesplorato sul nostro pianeta – ma resta un certo alone di mistero, la figura dell'eroe chiamato a salvare i suoi compagni, il suo paese o il mondo intero, e l'azione che tiene col fiato sospeso. Sotto questo aspetto il romanzo di avventura sposa sempre più spesso il thriller, ma i risultati sono senza dubbio avvincenti. Maestro in questo ambito è Michael Crichton, che alcuni vedono come l'erede di Verne, con i suoi romanzi che abbinano avventura e futuribile tecnologia come in Andromeda, Congo, Sfera, e il celebre Jurassic Park.
Al contrario di autori come Salgari, che ha raccontato avventure straordinarie senza mai essersi mosso dall'Italia, gli scrittori contemporanei spesso riversano nei loro romanzi le proprie esperienze reali. Come Clive Cussler che quando non scrive romanzi (Enigma, Virus, Atlantide, La città perduta) si occupa di localizzare e recuperare relitti marini di importanza storica oppure Andy McNab, pseudonimo dietro cui si nasconde un ex-sergente dei corpi speciali dell'esercito britannico, che abbina avventura e guerra nella celebre serie di Nick Stone.
Le avventure per lo più africane di Wilbur Smith hanno conquistato milioni di lettori in tutto il mondo facendone un autore di culto: leggere Uccelli da preda, Monsone, Cacciatori di diamanti, Il dio del fiume e tutti gli altri suoi romanzi aiuta a capire come costruire una trama che non perde mai di ritmo, avvincente, che cattura il letture fino all'ultima riga.
Caratteristiche, queste, che dovrebbe avere un buon romanzo, non importa di che genere sia.

 

SCRITTO DA La Redazione
voti0 mi piace
commenti0 commenti
Condividi su

Torna su