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Stefania Magnano: e da allora non ho più smesso di scrivere

15 maggio 2019

Dopo l’incontro con Linda, diamo il benvenuto anche a Stefania Magnano, autrice di Una donna a bordo porta male e vincitrice del Premio avventura del 4° Concorso Letterario Nazionale. Con il suo romanzo possiamo tuffarci in un’avvincente storia ambientata all’inizio del XIII secolo, nel pieno dell’epoca d’oro della pirateria, seguendo le avventure delle donne pirata della nave Iris’Faith attraverso gli occhi del narratore/protagonista, il dottor Blake, finito per caso ostaggio dell’equipaggio. 

Stefania si è definita “avvocato di professione e scrittrice per passione”. Noi volevamo conoscere qualcosa di più in merito e le abbiamo fatto qualche domanda.

Raccontaci come è nata la Stefania scrittrice.

Ho l’abitudine di stare in mezzo ai libri fin da piccola grazie a mia madre. Ho scritto per la prima volta a 10 anni con… una macchina da scrivere! Era di mia mamma e su quei tasti ho scritto la mia prima storia. Si trattava di un racconto di genere fantasy, in cui ho immaginavo che il protagonista trova uno specchio magico, che portava in un mondo fantastico. La storia poi l’ho riciclata più avanti per un romanzo per ragazzi, a cui mi piacerebbe trovare un editore…

Come sei venuta a conoscenza della nostra realtà e come ti sentivi all’idea di partecipare al Concorso?

Principalmente grazie a due persone: la professoressa Concetta La Leggia e l’autore Luca Minardi. Conosco la prof da tanti anni perché è una collega di mia madre e lei è stata la relatrice di Luca per una presentazione al liceo scientifico Corbino di Siracusa. Quando ho preso visione del bando nel dettaglio, ho subito pensato a Una donna a bordo che era già pronto da un po’ di tempo. 

Durante il concorso e anche dopo, sei entrata dunque in contatto con la nostra variegata Community. Come hai vissuto e vivi questo rapporto? 

È stato molto divertente. Entrando nella Community ho potuto conoscere tante persone che leggono e che hanno voglia di parlare di quello che leggono. Ho sempre trovato poche persone di questo tipo nella mia vita. Discutere delle letture fatte è un’attività che mi ha sempre entusiasmato, alcuni dei più bei ricordi che ho sono le discussioni con le mie cugine su Harry Potter: ero all’università quando siamo arrivate quasi alla lite commentando il finale del settimo libro!

Quando ti è venuta l’ispirazione per Una donna a bordo e perché hai pensato a un libro del genere?

Nei saggi storici comprati per caso ho incontrato la figura della donna pirata. Ho scoperto che a bordo di una nave pirata c’era una società diversa da quella sulla terraferma, molto più equa, in cui anche una donna poteva essere considerata al pari di un uomo. Mi hanno molto affascinato le figure delle due grandi piratesse, Ann Bonney e Mary Read, che addirittura sono passate alla storia più del loro stesso capitano. Mary inoltre si travestiva inizialmente da uomo, nascondendo il suo sesso ai suoi stessi compagni, questo particolare mi ha molto colpito, tant’è che il nascondere la vera identità di donna è diventato uno dei temi fondanti del romanzo. Una volta avuta questa ispirazione il romanzo si è scritto praticamente da solo.

Lo status di “terribile pirata” è condiviso da molti personaggi del tuo libro, che si definiscono “forti”. Secondo te com’è un personaggio femminile forte? Concordi con i tuoi personaggi?

Io non sono d’accordo con definire forti coloro che compiono le azioni più efferate. Violenza e forza secondo me non sono sinonimi. L’ambientazione del romanzo richiede però ai personaggi femminili principali di essere delle combattenti. Una donna che vive all’inizio del ‘700 ha pochi modi in cui vivere la propria vita e di certo non aveva nessun movimento femminista a cui aderire. La scelta che hanno fatto le protagoniste di questo libro di vivere una vita piena di pericoli, come quella del pirata, viene da un passato oscuro, fatto di traumi e sopraffazione, che cercano di superare. I personaggi più forti secondo me sono quelli che sopravvivono alle “ferite” della loro anima, mantenendo però la loro umanità. Se devo fare un esempio concreto, un personaggio femminile forte è Adrien de Belleville, una degli alti ufficiali della Irish’ Faith, che prende un po’ le distanze dalle azioni più cruente perpetrate dagli altri membri dell’equipaggio.

Chi ha letto il libro ha notato che Il mondo e il tempo della storia sono stati ricostruiti in modo molto accurato. Ciò presuppone un grande studio alla base, raccontaci quali sono state le tue fonti.

Mi sono documentata su saggi storici, alcuni dei quali comprati per caso all’inizio. Ho letto i saggi di David Cordingly: Storia della pirateria Pirati dei caraibi, insieme a Storia della pirateria di Philippe Gosse. Poi ho trovato molto interessante il libro A general history of the pirates, pubblicato per la prima volta nel 1724 dal capitano Charles Johnson, che descrive le vite dei pirati più importanti unendo i fatti storici a episodi chiaramente inventati, che assimilano di più l’opera a un romanzo. Inoltre per rendere credibili gli elementi “magici” della mia storia mi sono documentata su Il Grande libro delle streghe di Raphael Jiménez.

Quali sono stati i tuoi maestri letterari?

Ne ho avuti molti ma se devo indicarne uno in particolare è Stephen King, che mi ha ispirata soprattutto con il suo esempio di vita. Nel suo saggio, On writing. Autobiografia di un mestiere, racconta molti aneddoti della sua esistenza, specialmente su come la sua carriera di scrittore sia decollata. Mi ha colpito come sia partito davvero dal basso, sfidando i giudizi negativi delle case editrici che rifiutavano i suoi lavori e la necessità di dover materialmente dare da mangiare alla sua famiglia. Eppure, nonostante tutto, confidando solo nel suo talento e nella sua perseveranza ha continuato a creare nuove storie. Se lui ce l’ha fatta contro circostanze così dure, io non ho scuse per non continuare a farlo. C’è stato infatti un momento della mia vita in cui ho abbandonato la scrittura, quando durante gli anni universitari mi sono dedicata più allo studio. Poi c’è stato un momento in cui mi sono detta “meno studio e più vita” e da allora non ho più smesso di scrivere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai già lavorando a qualcos’altro?

Sto lavorando sulla seconda parte di Una donna a bordo. Il romanzo pubblicato infatti non è che la prima parte dell’opera originale, ora vorrei portarla in conclusione. Avevo pensato inoltre a una sorta di ciclo della Irish’ Faith…

Bene, allora i tuoi lettori potranno ancora salire a bordo della Irish Faith! Nel frattempo consigliaci un libro non tuo! 

Revolutionary road di Richard Yates. Mi ha colpito molto perché la coprotagonista femminile decide di ribellarsi alla gabbia sociale in cui vive però lo fa troppo tardi. Sono stata anche colpita da alcuni espedienti narrativi che avrei potuto usare in alcune parti del mio libro. È una storia molto triste, ma che scorre molto velocemente durante la lettura e ti spinge a riflettere. 

Grazie a Stefania e grazie a Luca Minardi per l’intervista.

Presto un nuovo appuntamento con una nuova autrice!

 

SCRITTO DA La Redazione
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