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Gian Luca Sechi: l'Autore de Il Libro Immortale

17 marzo 2018

Vi presentiamo l'Autore vincitore del 3° Concorso Letterario Nazionale di BookTribu. È la prima intervista dei nostri nuovi Autori: conoscerete presto Luca Minardi, Autore di Gladio, e Franco Zanichelli, Autore di Under e Over.

Ciao Gian Luca, raccontaci qualcosa di te!

Sono un ragazzo che come tanti si è trasferito per studiare in un’altra città, con la particolarità che per un isolano il trasferimento è forse più traumatico perché è meno semplice rientrare a casa come possono fare altri, magari nei weekend. Per fortuna ho trovato a Pisa una fiorente comunità sarda.

Ho sempre amato leggere fin da bambino, passavo intere estati a consumare libri, sognando di scriverne uno mio un giorno, impresa che però con il passare degli anni mi sembrava sempre meno probabile, invece…

Mi diletto nella pittura, niente di particolarmente complesso, mi piace dipingere il mare, forse per un imprinting genetico. Amo anche la musica (hard rock, heavy metal, gruppo preferito: Iron Maiden).

Convivo con la mia ragazza Carmela, abbiamo comprato casa, mi sono sistemato quindi ho una situazione ideale per poter scrivere con maggiore tranquillità.

Come hai scoperto BookTribu e quali aspetti della community ritieni più interessanti?

Ho scoperto BookTribu grazie a un (all’epoca) collega della mia ragazza che ci aveva raccontato di partecipare a quella che allora era la seconda edizione del concorso (Pietro Dell’Oglio, La Viola di Akenah) e avevo trovato la cosa molto interessante, ma non ero ancora pronto a partecipare e non pensavo allora che lo sarei stato tanto presto.

Trovo molto interessante e coraggioso dare spazio a scrittori emergenti che invece nell’editoria di oggi non hanno nessuna speranza di emergere; mi piace che sia concesso al pubblico di partecipare e sostenere le opere e decidere anche in parte, in fondo è il pubblico che deve apprezzare un libro, oltre alle giurie che nel caso di BookTribu svolgono comunque un grande lavoro.

Quando ti sei avvicinato alla scrittura? E cosa ha significato per te?

I miei primi esperimenti, oltre ai temi scolastici che spesso tendevano a essere particolarmente lunghi, sono stati racconti scritti nel tempo libero, ora andati perduti. Ero comunque molto piccolo, non erano grossi lavori ma davano l’idea della voglia che avevo di creare qualcosa di mio che fosse apprezzato.

Poi da adulto ho tentato con la poesia. Tento anche ora a dirla tutta e pubblico le mie poesie su un blog chiamato Cantiere Poesia, che ospita molti poeti con i loro lavori. Ho sempre trovato la poesia più immediata, più come una stoccata in cui concentrare le emozioni, mentre un romanzo mi sembrava sempre un lavoro molto più impegnativo (ovvio che lo sia).

Essere cresciuti in un paesino di 500 abitanti in qualche modo ha influenzato i tuoi romanzi e il tuo stile?

Non so dare una risposta. Nel senso che non riesco a riconoscermi in uno stile preciso, diciamo che la parte dello stile è ancora in divenire e forse maturerà con il tempo e con altri lavori. Forse qualcosa ha influenzato, certamente mi ha consentito di avere un’infanzia spensierata e meno frenetica di quelle vissute in città. Forse chi leggerà Il Libro Immortale potrà riconoscere qualche tratto ereditato dalle mie origini, chissà.

Oltre a scrivere romanzi, hai detto di interessarti alla poesia e alla pittura. Da dove nasce questa creatività?

Domanda da un milione di dollari. Credo che alcune persone abbiano un’inclinazione naturale a voler creare o interessarsi a qualcosa che non appassiona gli altri. Nel mio caso posso dire che a volte sento come un’urgenza di scrivere o dipingere, come un’idea che mi si fissa, del tipo: sarebbe bello fare questa cosa. Poi l’idea sedimenta, solidifica, cresce, fino a rendere insopportabile rimandare quella tale cosa e allora mi ritrovo a scrivere o disegnare e ad andare avanti senza sosta fino alla fine. Infatti amo i lavori finiti e non sopporto la fase di mezzo!

Come riesci a far convivere questa vena creativa con il fatto di essere un ingegnere informatico?

Credo sia una utile valvola di sfogo. Il lavoro mi consente di vivere, ma non può essere totalmente appagante da un punto di vista creativo/culturale. Quindi credo che sia necessario che queste due nature convivano, credo di avere dentro abbastanza spazio per entrambe, o anche dell’altro, nel caso in cui mi venga in mente un giorno, che ne so, di provare la scultura, o la danza classica :)

Ci racconti in sintesi di cosa parla Il Libro Immortale e come è nata l'idea?

Il Libro Immortale parla di un mondo in cui la parola è andata perduta, in cui le persone sono talmente avvezze all’uso della tecnologia da non poterne fare a meno nemmeno per le azioni più semplici e parlano ormai solo attraverso la rete e i chip che ognuno ha impiantato dalla nascita. È una realtà che isola le persone, fatta di solitudine, anche se chi la vive non se ne rende conto, come John, il protagonista, fino a quando non incontra Karem e la sua vita inizia a cambiare. In tutti questi avvenimenti John continua a sognare un libro che pare chiamarlo, invitarlo…

L’idea nasce tempo fa, un libro capace di donare l’immortalità a chi lo trova e lo legge, mi sembrava una cosa molto intrigante. Poi ho pensato che potesse rendere immortale non chi lo trovasse solamente, ma chi lo scrivesse, in fondo ogni scrittore sogna l’immortalità grazie alle proprie opere e qui la si poteva ottenere letteralmente.

Un giorno ho finalmente deciso di costruire una storia intorno all’idea, cominciando dal mondo. Volevo che fosse un mondo distopico, ma anche che potesse contenere tratti della nostra realtà. L’isolamento, la dipendenza dalla tecnologia, non sono così lontani come si potrebbe pensare.

Hai dei modelli letterari oppure un genere che preferisci?

Ho sempre letto di tutto, cercando di non farmi mancare quelli che io considero davvero come dei libri immortali, 1984, Il buio oltre la siepe, I figli degli uomini, Cecità, Il signore delle mosche… potrei continuare a lungo; credo che sia un delitto per una persona avere vissuto senza leggere alcuni libri e certamente là fuori ci sono un sacco di libri che mi mancano e che potrebbero rappresentare altrettante rivelazioni! Poi devo confessare la mia dedizione a Stephen King, i cui lavori occupano una grossa fetta della mia libreria.

Consigliaci un libro non tuo e il motivo per il quale ci sei affezionato

L’ho nominato poco fa, l’ho riletto diverse volte, 1984! È un libro assolutamente bello e terribile, credo che il fascino che esercita su di me derivi dal fatto che non lascia spazio a redenzione o speranze, ma descriva solo e semplicemente una caduta. Come Il signore delle mosche, che descrive la natura umana e il male insito dentro di essa. Ok, ne ho consigliati due, anche se credo che non sia necessario che io consigli questi libri!

Che cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Innanzitutto, come obiettivo generale, vorrei che chi mi legge trovasse un momento di dimenticanza della realtà, uno svago, una distrazione, quindi vorrei sempre che il mio libro sia una sorpresa. Poi Il Libro Immortale vorrebbe essere un piccolo consiglio a non lasciare che il mondo ci separi gli uni dagli altri; inoltre credo che sia un modo per dire che in tutta la realtà resta comunque uno spazio per le cose non comprensibili, per il sogno.

Perché hai deciso di scrivere un romanzo fantasy?

Non l’ho deciso, questa era la storia che volevo raccontare, si è incanalata da sola in un genere.

Spesso accade che uno scrittore si affezioni in particolare ad alcuni dei personaggi del suo romanzo. Ti è accaduto? E se sì quali personaggi hai amato di più?

A parte John, il protagonista, nel quale mi identifico, specialmente per l’ingenuità con la quale affronta il mondo senza farsi troppe domande e spesso senza vedere alcune delle cose che stanno sotto la superficie, mi sono affezionato a Karem, la protagonista femminile potremmo dire, senza la quale forse il libro non sarebbe cresciuto: John da solo non ce l’avrebbe fatta!

Stai già pensando a un seguito della tua ultima Opera?

Non so se Il Libro Immortale avrà un seguito, se si intende un seguito con stessi personaggi o stesso mondo. Ho accarezzato l’idea di raccontare la storia di uno dei personaggi del libro, ma non ora, prima ho qualcos’altro per la mente.

Quale è il tuo sogno nel cassetto?

Avevo messo nel cassetto, molto in profondità, tanto che credevo che non sarei riuscito a tirarlo fuori, il sogno di scrivere un libro, quindi diciamo che da questo punto di vista sono soddisfatto, anche se vorrei che lo leggessero in tanti, vorrei avere l’opinione di tutti, anche cattiva! Il sogno continua, nel senso che ora che ho iniziato, sogno di continuare a scrivere, magari crescendo anche dal punto di vista di creare uno stile personale.

Che consigli daresti agli aspiranti scrittori che si affacciano al mondo dell'editoria?

Nel mio piccolo posso solamente dire: iniziate a scrivere per voi stessi, raccontatevi la vostra storia e cercate di sentirvi meravigliati e felici nel farlo. Poi, una volta finito, fatela leggere! E non arrendetevi se gli editori non vi daranno risposte, soprattutto sappiate che non è questione di qualità dell’opera, è spesso politica aziendale!

Quindi guardate doppiamente ammirati a chi ha il coraggio di darvi una possibilità come BookTribu e provate, magari già con la prossima edizione del concorso! Io stesso non volevo partecipare, la mia ragazza mi ha spronato (riecco il dualismo John/Karem).

Che cosa ti aspetti dal prossimo Contest Letterario di BookTribu?

Mi aspetto e credo che ci saranno ancora più opere in Concorso, che ci saranno ancora tanti validi concorrenti e tante opere interessanti e spero di avere la possibilità di leggerle, perché lì fuori, come dicevo ci sono ancora tante storie che possono appassionarmi e, alcune, non sono state ancora scritte.

 

SCRITTO DA La Redazione
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