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Shawn Karl: “Sono stregato, non dalla morte in sé, ma dall’enorme influenza che esercita”.

25 novembre 2020

L’ultimo appuntamento della nostra rubrica dedicata agli autori premiati nel 2020 vede come protagonista il primo ospite di BookTribu Live. Se siete stati con noi sabato scorso, avrete sicuramente già conosciuto Shawn Karl, anche conosciuto come Giancarlo Catena. E se invece non ci avete seguito in diretta, noi l’abbiamo incontrato di nuovo per voi (e anche perché ci sta molto simpatico). 

Ma chi è Shawn Karl? E soprattutto, vi starete chiedendo, perché si chiama così?

 

Giancarlo Catena è un giovane scrittore di origine napoletana e di adozione salentina. Si è distinto nello scorso concorso con la sua opera Prima della porta, vincendo il Premio Idea Originale. Talmente originale che è difficile racchiudere questo romanzo in un genere preciso. È narrativa introspettiva e allegorica, con una storia fantastica e un principio di romanzo di formazione. Ed è anche divertente. 

Il protagonista Luca convive con la morte. Ci convive davvero, nel senso che incontra spessissimo un signore in camicia e pantaloni color cachi, sempre impegnato a prendere appunti su un block notes. E quindi? Beh, innanzitutto questo signore lo vede solo Luca. Secondariamente, questo signore è proprio il signor Morte. Non vi aspettavate che avesse questo aspetto vero?

Ma andiamo a parlarne con Giancarlo. 

 

Ciao Giancarlo e ben ritrovato. Racconti alla community com’è nato Shawn Karl? 

 

Gran parte delle dottrine religiose di tutto il mondo, dalle più antiche alle più moderne, prevedono una cerimonia di iniziazione in cui viene imposta la scelta per se stessi di un nuovo nome. Questo nome è molto importante perché, a differenza di quello che ti viene dato alla nascita, è una tua scelta! È una scelta che va assolutamente fatta con consapevolezza, perché rappresenta la tua consacrazione a un determinato ideale. 

La scelta di Shawn Karl è avvenuta quando ho capito perché stessi scrivendo e quale fosse il messaggio che volevo dare attraverso i miei racconti. Il caso ha voluto che questo ideale che avevo nel cuore fosse perfettamente in linea con il significato del mio nome di battesimo. 

Shawn, l'origine ebraica di Giovanni (la prima parte del mio nome) significa “dono del signore”, Karl, l'origine tedesca del nome Carlo, vuol dire “uomo libero”. Entrambi i nomi, riportati alla forma in cui avevano un senso, sono un promemoria: mi ricordano chi ho scelto di essere e cosa ho deciso di trasmettere.                

 

Quella del tuo romanzo è un’idea particolare. Ci sveli cosa ti ha portato su questa strada?

 

Strada è proprio la parola giusta. L'idea guida del romanzo è nata letteralmente su strada. 

Un paio di anni fa, tornando a casa da lavoro, percorrevo tutti i giorni, alla stessa ora, una strada sulla quale la luce del sole, unita all'umidità dell'aria, o chissà a quale altro fenomeno atmosferico di cui ignoro l'esistenza, generavano una strana illusione ottica: si vedeva chiaramente un'ombra nera che attraversava lentamente la carreggiata man mano che ci si avvicinava al punto in cui aveva origine quel fenomeno. Quell'ombra poi spariva una volta superata la zona. Era davvero inquietante. 

Un giorno in cui la mia fantasia era particolarmente attiva, passando di lì, mi sono chiesto: e se quell'ombra nera fosse la morte, continuerei su questa strada, o svolterei al primo bivio? Prevarrebbe la paura per lei o il desiderio di tornare a casa? 

In quell'istante è nata l'idea grezza, che poi si è evoluta in Luca, nel signor Morte e nel tremendo dilemma che affligge il protagonista.   

 

A proposito di dilemmi, secondo te scrivere può aiutarci a risolverli? Tu quale messaggio volevi trasmettere?

 

Lo dico sempre: scrivere è una vera e propria terapia. Fa bene a chi legge, ma soprattutto a chi scrive. Ti aiuta ad esternare cose che magari non sapevi di te stesso, metterle a fuoco e dargli la giusta definizione... e nel momento in cui arrivi a definire quel qualcosa, automaticamente lo superi. Magari percepisci una determinata paura come un'ombra nera che ti impedisce di compiere le tue scelte, di andare in alcuni posti, di fare ciò che vuoi veramente fare o essere ciò che vuoi veramente essere. Avverti la sua presenza ma non sai qual è il suo senso. Finché non le dai un volto e non la riesci a inquadrare, è lei a influenzare te e le tue scelte. Ti lasci “manipolare” fin quando non ti fai coraggio e, invece di deviare di fronte alle tue paure, guardi direttamente in faccia quell'ombra e le chiedi: ma tu chi sei? Perché mi ostacoli? 

Magari, una volta guardata bene, ti rendi conto che quella presenza non ti ostacola affatto, ed è solo un cicciottello uomo con gli occhiali che si limita a prendere nota delle tue strane scelte, ma effettivamente non è lui a scegliere per te.

  

La scelta è proprio un tema centrale nel libro. Luca è difatti condizionato nelle sue scelte dal signor Morte per tutta la vita. Emblematica è anche la porta del titolo, dietro la quale si trova l’oggetto del desiderio di Luca. E Luca è proprio lì davanti, anzi, meglio dire che è prima, per sottolineare quanto sia inscindibile il concetto di tempo dallo spazio. 

E tu, Giancarlo, quanto ti rivedi in Luca? 

 

Nei ricordi di Luca, all'interno della visione che lui ha di se stesso nei suoi ricordi, c'è una grossa fetta di ciò che sono stato. In ogni capitolo c'è un pezzettino del mio io passato e ogni volta che mi capita di rileggere il mio romanzo mi sento un po' come il Pinocchio di Collodi, che una volta diventato un bambino vero, guarda la sua legnosa versione precedente e, con un po' di tenerezza, dice: “com'ero buffo quando ero un burattino!”

 

Come ti immagini la Morte, o meglio, il signor Morte?

 

Chi ha avuto modo di leggere altre mie storie si è sicuramente reso conto che la morte è un argomento molto presente. In Nella Luce – dieci giorni al di là del mondo, il mio primo libro scritto come Shawn Karl, la storia comincia quando il protagonista muore. In Endodos – una strada particolare, invece, il personaggio principale è ossessionato dal desiderio di ottenere l'immortalità, mentre in Endodos – le origini del cammino, il folle eroe si incammina sul suo percorso guidato proprio dal rifiuto della temporaneità di tutte le cose, nelle quali è incluso inevitabilmente tutto quello che ama di più della vita. 

Sono terribilmente stregato, non dalla morte in sé, ma dall'enorme influenza che esercita o può esercitare sull'intero svolgimento di una vita. Se devo darle una descrizione, la immagino con un aspetto cangiante, proprio perché di fronte a lei ci si può paralizzare dalla paura, o si può essere incentivati a vivere pienamente... Ora che ci penso, somiglia un po'  alla rappresentazione di Hel, dea della morte della mitologia norrena, che è raffigurata con un aspetto duplice: un lato del suo viso è cadaverico, mentre l'altro lato ha le sembianze di una donna bellissima.       

 

Altre tue esperienze di scrittura o altri progetti? Perché scrivi?

 

Ho tanti libri in archivio, completi e scritti, alcuni li ho già auto-pubblicati, altri li custodisco gelosamente solo per me stesso. Progetti? Al momento sto lavorando a un'idea un po' particolare, molto differente da Prima della porta, è un esperimento, ma non voglio anticipare nulla.   

Perché scrivo? Sostanzialmente perché sono folle, non so di preciso da dove provenga l'impulso congenito di inventare storie. Certo, come ho detto prima, scrivere è terapeutico, ma prima di cominciare non lo sapevo e l'ho capito solo dopo aver buttato giù il quarto o il quinto libro. 

Di base c'è il desiderio di voler creare qualcosa di nuovo al di là di ciò che già esiste, ma non saprei dare una motivazione precisa sul perché io senta questo irrefrenabile impulso di volerlo fare, né da dove provenga. Se non è follia questa.     

 

Cosa ci consiglieresti di leggere, oltre a Prima della porta ovviamente?

 

Confesso che, anche se il mio genere di scrittura è orientato sul fantastico, è molto raro che io legga romanzi di questo genere. Ne ho letti molti in passato, ma da un po' di tempo leggo molto più volentieri saggi, di diversi generi.  Apprezzo in modo molto particolare Igor Sibaldi, e uno dei suoi libri che mi sentirei di consigliare è Resuscitare, l'arte di riportare in vita ciò che credevamo perduto. 

  

Insomma, restiamo in tema, più o meno. 

 

Grazie a Giancarlo

 
SCRITTO DA La Redazione
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