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Il ritorno della Iris’ Faith (e il Diamante)

09 giugno 2021

A tutti piacciono le storie di pirati. Non c’è niente di meglio che evadere dalla realtà per stare un po’ sul “mondo di legno”, andare all’avventura e vivere seguendo soltanto le proprie regole e i propri desideri… ma se nella storia i pirati fossero tutte donne? Sarebbe altrettanto bella? 

Stefania Magnano, avvocato di professione, vince nel 2019 il Premio Romanzo d’avventura con Una donna a bordo porta male. Charles Town, 1716: una misteriosa nave e un altrettanto misterioso equipaggio di donne travestite da uomini rapiscono il dottor Blake Allen. Lì cominciano per noi le avventure delle donne pirata della Iris’ Faith, viste attraverso gli occhi di un uomo, il dottor Blake Allen, finito per caso ostaggio dell’equipaggio. 

Ma anche l’avventura di Stefania a quel tempo era solo all’inizio. Infatti questo sabato uscirà con BookTribu il suo secondo romanzo, sequel del primo: Iris' Faith e il Diamante. 

Blake si è ormai ambientato a bordo della Iris’ Faith, ma lasciarsi coinvolgere troppo e rompere equilibri consolidati non è mai una buona idea tra i pirati di Damién de Clisson. Ed esplorare i Caraibi salvando donne maltrattate, svelando i segreti altrui e intralciando le persone sbagliate, alla lunga, può avere conseguenze spiacevoli...

In attesa del consueto appuntamento del giovedì, Luca Minardi ha intervistato per noi l’autrice Stefania Magnano.

Ciao Stefania. Partiamo con una domanda strana: ti è mai venuto il dubbio di aver scritto una storia effettivamente corretta dal punto di vista storico?

Spesso, soprattutto perché la narrazione è in prima persona e il mio protagonista non sa quello che so io (e viceversa). Non potevo quindi né introdurre elementi che lui non fosse in condizione di conoscere né fargli fare, dire o pensare qualcosa di troppo inverosimile, dato il soggetto e il contesto. Ad esempio, il dottor Allen non può sapere nulla di ginecologia e ostetricia perché al tempo i medici (che erano ovviamente solo uomini) non si occupavano di parti e aborti, interamente delegati alle donne. 

In generale, la gran parte delle volte che il problema si è posto non si è trattato di ovvietà, come ricordarsi che “se non c’è vento non c’è azione” e che “una palla di cannone che colpisce una nave non la manda necessariamente a fuoco come in certi film”, ma di dettagli a cui era meno facile fare caso. Ad esempio: come fa questo personaggio a sapere cosa è successo su un’altra isola e quanto tempo può passare prima che lo venga a sapere? Posso scrivere che le granate sono grandi come melograni o in quel preciso momento dello spazio e del tempo la gente non sapeva nemmeno cosa fossero i melograni? Da quanto tempo esistono i fiammiferi e come ci si accende una pipa senza? Pormi queste domande, però, è stata una delle cose più divertenti che ho fatto mentre scrivevo.

Parliamo dei personaggi. L'efferatezza delle tue piratesse deriva da una costruzione psicologica complessa dei tuoi personaggi femminili: come ci sei arrivata? Come risponderesti a qualcuno che dice: “Ma non saranno un po’ troppo violente?”

Mi è riuscito abbastanza facile mettermi nei panni di qualcuno che, a fronte di una grave ingiustizia subita e nell’incapacità di reagire con lucidità, si lascia divorare dalla rabbia e dal cinismo e arriva a certi estremi,nonostante il fatto che magari, per natura, non sarebbe nemmeno tanto incline alla violenza. È qualcosa che si trova in molti libri che parlano di tematiche simili. Molto meno facile è dimostrare (secondo la regola, famosa tra gli scrittori, dello “show, don’t tell”) che le esperienze negative hanno in fin dei conti migliorato un certo personaggio e che lo rendono più forte.

Quanto alla violenza, secondo me lo sono troppo poco e un vero pirata se ne vergognerebbe: basti pensare al famoso “giro di chiglia” (che possiamo apprezzare in una puntata della accuratissima serie tv Black sails) e alla tortura che prevedeva che si estraessero gli intestini alla vittima ancora viva, li si inchiodasse all’albero maestro e si costringesse il malcapitato a correre intorno all’albero finché riusciva a stare in piedi.

Credi che nel tuo libro ci siano personaggi che si battono sinceramente un’uguaglianza di genere? Se sì, chi? (no spoiler)

Molti meno di quello che si potrebbe pensare, ma non direi che gli altri non sono capaci di farlo per mero disinteresse o per vera e propria “cattiveria” (salvo alcune irrecuperabili eccezioni). Per il contesto in cui sono inseriti, in cui il tema della parità di genere non era certo alla ribalta nel dibattito sociale (che probabilmente non esisteva nemmeno come lo intendiamo noi), i miei personaggi non hanno la cultura e la maturità emotiva per battersi sinceramente e nel modo corretto per l’uguaglianza, ma alcuni di loro hanno idea di quale potrebbe essere questo modo corretto e hanno una sensibilità tale da capire cosa significa davvero la parità e come si può perseguire efficacemente. Tra questi, però, solo pochi riusciranno a tradurre quell’intuizione in azioni concrete e positive, arrivando anche a sacrificare le proprie esigenze e superare le proprie paure.

Grazie Stefania e grazie a Luca per l’intervista! Proseguiremo giovedì 10 giugno alle ore 19.30 sulla nostra pagina Facebook. Non mancate! 

Iris’ Faith e il Diamante è già prenotabile sul nostro shop online.

 

SCRITTO DA La Redazione
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