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Intervista all’Autore: Michela Rivetti

05 agosto 2015

Cara Michela, siamo ansiosi di conoscerti meglio!

Innanzitutto, raccontaci qualcosa di te.

Sono una giovane con vari interessi, mi piace scrivere, recitare, studiare storia, filosofie, religioni, archeologia, arte e così via. Avere molteplici passioni mi porta ad essere dispersiva e quindi non ho ancora  scelto verso cosa indirizzarmi principalmente. Mi sono da poco laureata in Storia e Civiltà Orientali a Bologna e a settembre mi iscriverò  ad archeologia; nel frattempo seguo un corso di approfondimento di filosofia orientale e comparata. Pratico judo da quando avevo 6 anni e se ne avessi il tempo mi dedicherei anche alla scherma, probabilmente quella medievale. Recito per un paio di compagnie teatrali, una dialettale e una in lingua italiana e spesso mi occupo anche di scrivere o adattare i copioni e della regia. Il mio tempo libero lo trascorro principalmente scrivendo, leggendo, frequentando il Gruppo Archeologico Albinetano visitando musei, mostre, assistendo a conferenze. Ho uno spirito abbastanza patriottico nella misura in cui mi piace la storia d’Italia, valorizzarne i personaggi storici e i momenti più importanti e credo che sia responsabilità di ciascun cittadino l’agire per migliorare il proprio paese. Un altro paese che ho nel cuore è l’India a cui mi sono affezionata fin da bambina, prima con la lettura del Mahabharata dell’edizioni del becco giallo, poi con quelle di Sandokan, il romanzo Kim e altro ancora. Per tre anni ho trascorso in India il mese di agosto e purtroppo quest’anno ho dovuto rinunciare. Sogno spesso quei luoghi. Mi piacciono molto anche i giochi di ruolo come Doungeons&Dragon, per citare solo il più famoso

 

Come ti sei avvicinata alla scrittura? E da quanto tempo scrivi?

Io scrivo da sempre! Mi è sempre piaciuto inventare storie, anche perché sono cresciuta in una famiglia che ha stimolato molto la mia creatività: mio fratello improvvisava spettacoli con le marionette, mia zia mi incoraggiava a fantasticare e, soprattutto, mio nonno inventava le avventure di un Cavaliere e me le raccontava. La prima storia che ho “scritto” è stata su un berrettino che avevo perso alla scuola materna e avevo immaginato che fosse partito per un viaggio attorno al mondo. Non sapevo ancora scrivere e quindi è stata mia zia a trascrivere quello che le dettavo. Durante le elementari scrivevo spesso brevi storielle di una o due pagine, che vedevano come protagonisti per lo più me e i miei amici. Una volta, nel 1998, mi capitò di prevedere la caduta delle Torri Gemelle. Scrissi anche un raccontino ispirato al Cavaliere ideato da mio nonno, lo feci leggere alla mia insegnate di violino e le piacque così tanto che lei e altre insegnanti della scuola di musica ne fecero un adattamento per il saggio finale della scuola, inventando canzoncine e musiche. Per me la scrittura, inizialmente, è stata un mezzo per creare avventure, narrare vicende e poca attenzione ponevo alle descrizione e all’introspezione. Verso i dieci, undici anni scrissi il mio primo racconto un po’ più lungo, circa dieci pagine, di cui ero parecchio soddisfatta. Era di genere fantasy e solo anni dopo mi accorsi a quanto somigliasse al secondo volume delle Cronache di Narnia, poiché anche nel mio c’erano quattro protagonisti che si ritrovavano in un mondo fantasy, con animali parlanti, e col compito di salvarlo. Dopo aver passato un periodo in cui scrivevo ispirandomi ai miei libri e film preferiti, iniziai a pensare ed elaborare trame ispirandomi a dei personaggi che avevo creato per un gioco coi miei amici. Ne vennero fuori alcuni racconti collegati tra di loro, alcuni conclusi, altri lasciati a metà. I tre finiti li ho raccolti in un volume che ho intitolato: “Le Trame di Tempenergicus” Scrivere è per me fondamentale e quando non posso scrivere qualcosa  di “originale” mi tengo in esercizio col genere fan fiction in cui spesso sperimento stili, espedienti narrativi e altre strategie di cui non mi sento sicura.

 

Hai dei modelli letterari oppure un genere che preferisci?

Non mi pare di avere dei modelli letterari, probabilmente traggo spunti e ammaestramenti da tutto ciò che ho letto. I miei autori preferiti sono Salgari, Stevenson e, anche se di tutt’altro genere, Ennio Flaiano. Durante l’adolescenza ho letto molti fantasy, apprezzando quelli in cui era difficile distinguere i personaggi buoni da quelli cattivi; ora, purtroppo, leggo di rado dei romanzi e le mie letture sono più orientate sui saggi. Quando ho tempo mi piace leggere qualche classico, in particolare romanzi e racconti gotici, in primis Edgar Allan Poe. Il fantasy e l’avventura rimangono i generi di cui preferisco scrivere e ho molti racconti iniziati da concludere, tuttavia mi sgorgano le idee per progetti nuovi in continuazione e io fatico a starmi dietro. Da alcuni anni, tuttavia, un altro genere mi ha conquistata, ossia il romanzo storico. Ho trovato estremamente interessante fare ricerche in biblioteche e archivi per documentarmi e poi scrivere le vicende di mia fantasia. Nel genere fantasy posso creare io le regole dei mondi e posso sfoggiare grandi risorse per i personaggi; nel genere storico, invece, trovo stimolante il fatto di avere dei paletti prefissi dentro i quali devo muovermi e, dunque, sviluppare le vicende avendo tempi e mezzi limitati. Il mio stile è influenzato anche dalla mia attività teatrale e, quindi, i miei scritti sono pieni di dialoghi.

 

Preferisci scrivere racconti o romanzi?

Senza dubbio romanzi o racconti lunghi, purtroppo non ho il dono della sintesi. Mi piace elaborare trame complesse e non condensare l’universo interiore dei personaggi in un’unica vicenda o in poche pagine. Questo limite mi impedisce di partecipare alla maggior parte dei concorsi.

 

Che cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Una volta avrei risposto: nulla; voglio raccontare una storia e basta, senza occultare messaggi tra le righe. Per dirla come Samuel Goldwin: “Se vuoi mandare un messaggio, scrivi un telegramma, non fare un film.” Adesso le cose sono cambiate. In generale vorrei che i miei lettori si sentissero trasportati dentro ai mondi che descrivo, che le mie parole li stimolino e li spingano ad immaginare altro oltre le mie parole. Nel genere fantasy mi piace usare il tema classico della contrapposizione tra bene e male, anche se non sempre sono nettamente distinti, descrivere i grandi caratteri, parlare di eroi dalle grandi virtù, che superano le proprie debolezze, i propri difetti e si migliorano. Vorrei che i miei personaggi fossero dei modelli a cui la gente possa ispirarsi. Credo che gli eroi dovrebbero essere sempre perfetti o tendere alla perfezione per spingere la gente a are del proprio meglio: quando anche i nostri eroi sono deboli e pieni di difetti, ci sembrano più umani, più vicino a noi, ma ci fanno anche sentire autorizzati a non pretendere il massimo da noi stessi. Nel genere storico, invece, vorrei che i lettori potessero entrare in una mentalità diversa dalla loro, inoltre mi piace far conoscere personaggi storici minori e cercare di raccontare parte delle loro vite e valorizzare ciò che hanno fatto e che spesso non conosciamo.

 

Hai già pubblicato qualcosa o sei un esordiente?

Sì ho già pubblicato. La prima volta è stata nel 2008 con “Le trame di Tempenergicus” che considero un volume per ragazzi, raccoglie tre racconti lunghi fantasy, piuttosto avventurosi e a tratti ironici.
Il secondo libro, invece, primo romanzo propriamente detto è “Sotto gli occhi del Crostolo” un romanzo storico ambientato a Reggio Emilia a cavallo tra il 1877 e il 1878, in cui ho ricreato una precisa ambientazione storica in cui far svolgere le vicende di mia invenzione. È un giallo sentimentale che mostra l’alta e la bassa società, i poeti e i lavoratori, gli affetti tra innamorati, amici e parenti. Naborre Campanini e Andrea Balletti sono due personaggi realmente vissuti a Reggio Emilia che occupano molte pagine della narrazione. Il romanzo mostra un amaro disincanto e nel finale si cita il Manzoni: “Loco a gentile, ad innocente opra non v’è, non resta che far torto o patirlo.” Inizialmente avevo iniziato a scrivere questo romanzo con l’intenzione di fare un racconto breve, ma la situazione mi è sfuggita di mano, tanto che in realtà questo sarà il primo volume di una saga, nel prossimo autunno saranno pubblicati i due seguiti: “L’Amigh Zresa” e “Campana nella nebbia” che avranno una componente storica nella trama maggiore rispetto al primo. Ho ricevuto moltissimi commenti positivi per “Sotto gli occhi del Crostolo”, sia per lo studio dietro, sia per la trama e lo stile. Le uniche critiche (parziali) sono venute dall’ambiente massonico che ha lamentato la presenza stereotipata della massoneria, benché io abbia cercato di distinguere ciò che era storico da ciò che era funzionale alla trama.

 

Come hai scoperto BookTribu e quali aspetti della community ritieni più interessanti?

BookTribu mi è stato segnalato da Emilio Manzotti. Ancora non mi sono fatta un’opinione in merito. Ho letto alcune delle opere candidate e penso che sia un modo interessante per vedere come altri autori lavorano.

 

Che cosa ti aspetti dal primo Contest Letterario di BookTribu?

Non so se avrò modo di partecipare al primo contest, in quanto al momento sono in fase creativa e non ho qualcosa di finito da proporre; credo che approfitterò del primo contest per osservare come si comportano gli autori e i lettori.

 

Quale è il tuo sogno nel cassetto?

Pensando a un sogno nel cassetto non saprei che dire. Mi piacerebbe potermi guadagnare da vivere facendo ciò che mi piace, ossia scrivendo o recitando oppure lavorando in un museo o come archeologa. Di questi tempi, nessuno di questi settori mi può realmente garantire uno stipendio. Vorrei avere un lavoro appagante e una famiglia numerosa, nient’altro.

 

Grazie Michela per averci raccontato di te!

 

Cari lettori, visitate il profilo di Michela su BookTribu e scoprite l’opera che ha candidato.

 

SCRITTO DA La Redazione
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