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Intervista all’Autrice: Nunzia Volpe

17 febbraio 2016

Fino a qualche anno fa Nunzia Volpe non avrebbe mai pensato di scrivere un libro: oggi sta preparando il suo terzo romanzo. A noi ha raccontato come è diventata una scrittrice, e quanto le ha portato fortuna partecipare a un contest letterario.

Tu sei diventata scrittrice quasi per caso: da dove è nata l’idea di scrivere?

È nata circa cinque anni fa, per caso, come dici tu. Attraversavo un periodo piuttosto brutto della mia vita e mio marito mi suggerì di mettermi a scrivere per distrarmi. Ricordo (e se lo ricorda pure lui) che gli risposi molto male e non ne parlammo più. Giorni dopo, di nascosto, mi misi al computer e iniziai a buttar giù qualche pagina. Iniziò così, per caso e non riuscii più a smettere.

Il tuo primo romanzo, La bambina che parlava alla Luna, racconta l’impatto con la Seconda Guerra Mondiale di un piccolo paese toscano. C’è una vicenda che ti ha ispirata?

Sin da ragazzina ho nutrito grande interesse per quel periodo storico perciò ho letto molto in proposito; non mi sono ispirata, quindi, a un preciso evento, ma possiamo dire che ho preso spunto un po’ da tutte le mie letture. Orcignano, il paese che descrivo ne La bambina che parlava alla luna, è volutamente un paese di fantasia proprio perché ci tenevo rappresentasse tutti quei paesi che dal nord al sud d’Italia furono devastati dalla follia nazi-fascista. Orcignano è quindi Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Padule del Fucecchio, la Bettola, Fivignano …

I libri come il tuo possono essere un modo per raccontare ai ragazzi importanti eventi storici. Che rapporto hai con i lettori più giovani?

Il rapporto coi lettori giovani è sempre un’emozione senza eguali per un autore. Non vi è presentazione in una scuola simile a un’altra proprio perché i giovani sono lettori così genuini, curiosi, diretti.

Quando presento in una scuola sono emozionatissima, perché sento di aver centrato l’obiettivo principe per un romanzo di questo genere: arrivare ai ragazzi e stimolare in loro il desiderio di saperne di più sulla propria storia.

Sto organizzando per il 25 aprile un evento di cui sono molto orgogliosa: una presentazione in cui vi saranno sia studenti che alcuni ex partigiani. Non posso immaginare niente di più bello e potente: attraverso la lettura de La bambina che parlava alla luna si è costruito un ponte che permette un travaso d’esperienze dal passato al futuro, un punto d’incontro tra i giovani e gli anziani. Come dico sempre ai ragazzi, i nostri nonni non sono eterni, approfittiamo della ricchezza che loro costituiscono per noi.

Con La bambina che parlava alla Luna hai partecipato al concorso letterario Io Scrittore, che hai vinto. Che esperienza è stata?

Mi iscrissi al concorso perché volevo raccogliere giudizi sul romanzo che avevo scritto, niente di più. Potete immaginare quindi l’emozione che provai a novembre quando durante la cerimonia di premiazione al Book City di Milano vidi il titolo del mio romanzo tra i 10 vincitori. Eravamo in 2300 concorrenti quell’anno e risultare tra i primi 10 è stata una delle emozioni più grandi della mia vita proprio perché completamente inattesa.

Scoprire poi che a maggio del 2015 il romanzo è risultato essere anche tra le opere segnalate dal premio letterario Italo Calvino (con il titolo Ca’ Rosetta) è stata la classica ciliegina sulla torta.

BookTribu lancerà a breve il suo primo contest letterario: secondo te, quali sono gli ingredienti che non dovranno mancare per coinvolgere gli autori emergenti?

Il feedback è fondamentale, indipendentemente dalla vincita o meno.

Non solo Ioscrittore, concorso letterario indetto dal gruppo editoriale Mauri Spagnol, uno dei più importanti nel panorama italiano, ma anche il prestigioso Premio Letterario Italo Calvino, ritorna agli aspiranti scrittori un giudizio sull’opera iscritta al concorso. E questa ritengo sia una formula vincente per un contest dedicato agli esordienti.

Cosa consiglieresti a un autore che, come te, ha un romanzo nel cassetto e non sa da dove cominciare per farsi conoscere?

Allora, sicuramente iscriversi a concorsi letterari per esordienti. A quelli seri, fatti bene. Mi ripeterò ma io sono veramente convinta di questa strada, quindi Ioscrittore, Italo Calvino, Neri Pozza, Premio Inedito Colline di Torino… se si vuole tentare questa strada di opportunità ce ne sono. Se poi non dovesse portare a nulla di concreto consiglio di rivolgersi ad agenti letterari capaci.

Inutile dire che la strada è lunga e la riuscita non è garantita, ma come declama lo slogan di Ioscrittore: se l’hai scritto va valutato. Della serie, ce l’hai nel cassetto… provaci, che ti costa?

BookTribu è una community che crede nello scambio tra gli autori e il pubblico: tu che rapporto hai con i lettori?

Visto l’argomento trattato ne La bambina che parlava alla luna ho avuto l’opportunità di presentarlo non solo nelle scuole ma anche nelle sedi delle Anpi (Ass. Naz. Partigiani Italia) dislocate un po’ su tutto il territorio italiano. Quindi ho avuto la fortuna di guardare in più occasioni in faccia il mio pubblico. Il confronto diretto coi lettori all’inizio mi terrorizzava. Quando il tuo romanzo finalmente arriva al lettore è davvero per un autore un po’ come mandare nel mondo il tuo bambino, senti la stessa paura, ti tormentano gli stessi dubbi di quando affidi un figlio a estranei: ce la farà? ti chiedi, gli ho dato gambe e spalle abbastanza forti? Inutile raccontarsela, te la fai sotto. Credi che sia solo una questione di giudizio: piacerà o non piacerà? Ben presto, però, scopri che c’è ben altro in gioco. Come nel caso di un figlio impari attraverso le esperienze che fa il tuo romanzo.

Cerco di spiegarmi: più volte durante le presentazioni de La bambina che parlava alla luna mi è capitato di ascoltare riflessioni sui personaggi, sugli ambienti e sulle azioni del romanzo a cui io stessa non avevo pensato. Ho scoperto quindi che chi ti legge può cogliere cose di cui tu stesso, autore, non ti eri accorto. È come una magia, diventa una crescita continua, ogni confronto con il lettore è un’occasione d’arricchimento.

Così come non puoi scrivere se prima non sei sceso in strada, se non ti sei mescolato alle persone, ascoltato, guardato, annusato e assaggiato, allo stesso modo una volta che la tua storia l’hai raccontata è importante che questa torni per strada e tu con lei, sempre con le orecchie ben aperte e una penna a portata di mano. Non si finisce mai di raccogliere in questo incredibile mestiere e devi sempre esser pronto a farlo.

C’è un romanzo a cui stai lavorando attualmente?

Attualmente sto lavorando al mio terzo romanzo. È una storia di donne. Mi sta costando tanta fatica, ma non è una novità, è successo così sia col primo e che col secondo. Scrivere per me è soprattutto una sofferenza. Ma una sofferenza necessaria, che poi mi fa sentire pulita. Non potrei mai scrivere qualcosa che non mi tocca dentro, in profondità, dove sento più male.

Ultima domanda, questa volta per la Nunzia lettrice: che storie ami di più?

Io sono una lettrice onnivora e compulsiva, dipende dalle fasi che sto attraversando. Più che certe storie amo certi tipi di penne, quelle femminili soprattutto, per la capacità incredibile che hanno le donne di raccontare e raccontarsi. Adoro i romanzi di Veronique Olmi, Margaret Mazzantini, Sara Rattaro, Tracy Chevalier, Charlotte Bronte, Erica Jong, Oriana Fallaci, Dacia Maraini, Tea Ranno. Attualmente sto leggendo un romanzo di autrice ungherese: La porta di Magda Sabzo.

Grazie!

SCRITTO DA La Redazione
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