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Irene Galeotti: nella vita un po’ di magia serve sempre

26 maggio 2019

Irene Galeotti è la terza finalista dell’ultimo concorso BookTribu che intervistiamo. Vincitrice del Premio Young Adult, ci ha regalato Ewen e il lago dei destini incrociati, una storia fantasy adatta ai ragazzi ma non solo. Un romanzo di formazione in cui la crescita è soprattutto crescita interiore. 

Irene è molto legata al mondo dei ragazzi ed è volontaria presso l’associazione Make a Wish Italia, il cui obiettivo è “trasformare un desiderio in un bambino più forte”. Mostrare ai bambini malati che i desideri si possono realizzare, ci spiega Irene, li rende più propositivi. L’impossibile diventa possibile, anche guarire. 

Irene è da sempre una creativa, che si tratti di realizzare desideri, di teatro, di grafica. Naturalmente anche di scrittura. 

 

Come ti sei avvicinata a BookTribu e perché hai deciso di partecipare a un concorso?

Ho conosciuto BookTribu tramite un post su Instagram e io avevo un libro nel cassetto da diverso tempo… Avevo preso coraggio proprio in quel periodo, avevo partecipato a un workshop di poesia e avevo portato un mio pezzo, che piacque tantissimo. Mi ricordo di aver pensato: dai, allora magari so scrivere!

Avevo cominciato Ewen nel 2010, è stato fermo, è stato ripreso… L’ho concluso un paio di anni fa. A me piace scrivere, ma l’ho sempre fatto per me. Non avevo mai pensato più di tanto ai concorsi. 

Cosa pensi di questa realtà letteraria, che è anche e soprattutto Community?

BookTribu è un’idea molto bella e la cosa ancora più bella per me è aver scoperto che dietro questa realtà ci sono molto giovani. In un mondo in cui si dice che i giovani non hanno voglia di fare niente e stanno solo al cellulare... È  fantastico che ci sia ancora del movimento intorno al libro. Il libro ti aiuta a formarti, ti apre la mente. È fondamentale. 

Raccontaci com’è nata la tua voglia di scrivere. E perché fantasy?

In realtà scrivo un po’ da sempre. Che siano poesie, racconti, sogni a occhi aperti… Scrivo per sfogare la fantasia. 

Ewen è però il primo romanzo e in realtà non lo so perché è fantasy. È venuto da solo. Avevo l’idea di voler comunicare alcune cose ed evidentemente mi è risultato più facile comunicarle attraverso un mondo magico. Non è propriamente fantasy, c’è anche tanta parte di normalità. Il fantasy è il contorno, diciamo, perché un po’ di magia nella vita serve sempre. 

Cosa ti ispira quando scrivi?

Un po’ tutto. Letture, film… Prendo un po’ dappertutto. Essendo molto curiosa, sto attenta ai particolari. Quando vedo qualcosa di diverso, quando sento una frase che mi piace… A volte mi appunto anche le cose. Penso che la comunicazione sia veramente ovunque. 

È nato prima il personaggio di Ewen o il suo mondo?

È nato prima lui. Ha avuto una sua identità da subito. Avevo scritto alcuni racconti e i protagonisti sono proprio i personaggi di Ewen, che però non c’entrano niente col mondo di Ewen. Come se fossero degli attori che hanno poi recitato nel film Ewen e il lago dei destini incrociati. Il film, ovvero il mondo, è venuto dopo. 

Esordire con una trilogia non è da tutti. Non è facile dividere una storia in tre parti. Come mai questa scelta? 

Avevo in mente tutta la storia da subito e mi sembrava che avesse più senso spezzarla. Ho scritto innanzitutto una ventina di pagine per ogni libro, poi mi sono messa a lavorare sul primo. Ora ho quasi completato il secondo, perlomeno la struttura c’è, anche se poi mi vengono sempre milioni di cose da aggiungere... È questa la difficoltà: so dove voglio andare a parare ma voglio anche che vengano comunicate una serie di cose, che devo quindi riuscire a incastrare bene tra di loro.

In realtà non so se è più difficile o meno. So che per me è stato tutto molto normale, naturale. 

Come ti sei sentita e come ti senti all’idea di presentare il libro in giro?

Molto bene. Non ci credo ancora quasi. È tutto un po’ strano, mi sembra quasi di recitare il ruolo di una che sta andando a presentare il suo libro. Ogni tanto lo guardo e penso: no, è tutto vero! A volte sento un po’ di tensione, ma è normale. 

Come mai ti rivolgi agli young adult? È stata una scelta consapevole o è venuta da sé?

Un po’ è venuta da sola, un po’ è stata consapevole. Il protagonista ha undici anni, quindi va da sé che il libro sia indicato per i ragazzi, anche se ha più livelli di lettura, più o meno profondi.

Ma ho voluto scrivere un romanzo di formazione soprattutto perché ci tengo ai ragazzi giovani. Credo abbiano bisogno di messaggi positivi in un mondo dove circola libera un’informazione di odio. Già è difficile crescere, lo è ancora di più in un mondo oppresso dalla negatività. La mia esigenza era quella di far capire il percorso del protagonista. È un percorso di ricerca dell’identità esteriore perché Ewen cerca la sua famiglia. Ma è anche un percorso interiore, al di là della famiglia. A un certo punto uno deve capire chi è, a prescindere da tutto il resto. È un’esigenza che abbiamo tutti. Per me è importante che questo concetto arrivi ai più giovani. 

Consigliaci un libro non tuo!

Harry Potter. Già abbastanza famoso, lo so, ma l’ho amato. La capacità dell’autrice di costruire un mondo completo, con ogni minimo particolare, per me è fantastica. Arrivarci a quel livello!

Grazie Irene!

 

SCRITTO DA La Redazione
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