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La Luna del Deserto, il nuovo titolo di BookTribu

18 ottobre 2018

È passato un anno e mezzo dalla premiazione in Sala Farnese. Era la conclusione del Secondo Concorso Letterario Nazionale di BookTribu e Pietro Dell’Oglio, tra i finalisti, si è aggiudicato il Premio Personaggi e Ambientazioni

Un mondo di universi, personaggi e colori vividi che, come disse la nostra giuria quel giorno: “mantiene il lettore sospeso tra la dimensione dell’avventura e quella del sogno”. Altri luoghi e altri tempi, che però si intrecciano ai nostri. Un fantasy ipnotico, dal sapore distopico e misterioso. 

Ma l’avventura e il sogno non finiscono qui. Le vicende di Edrik Akenah della Delta fanno parte di una storia ben più ampia, una trilogia dal nome particolare, quasi melodico, sicuramente accattivante: Il Fiume di Mondi. Forse non è sbagliato dire che La Viola di Akenah è solo la premessa di un qualcosa di ancora più complesso e dalle molte sfaccettature, non solo fantasy. 

Il secondo romanzo della saga si chiama La Luna del Deserto; anche qui troviamo un riferimento alla natura. 

L'immagine propone un dettaglio della copertina realizzata da Giada Ottone. Avviciniamoci ora all’autore. 

Pietro, come scegli i tuoi titoli?

Scelgo i titoli in corso d’opera. Nel caso de La Viola di Akenah è molto semplice: la viola è un oggetto centrale del romanzo. La Luna del Deserto invece è un titolo che rimanda a tante cose del libro, tanti concetti diversi dietro poche parole. In generale il titolo di un libro per me deve essere una sequenza di parole che stanno bene insieme e che hanno un senso preciso per la storia. Per quel che riguarda il titolo della saga, inizialmente voleva essere un omaggio alla trilogia di queste oscure materie con Quel fluire di mondi. Ma non mi suonava bene e l’ho normalizzato in Il Fiume di Mondi, che, anche in questo caso, rimanda sia a qualcosa di concreto sia a un’idea.

Hai scritto La Viola di Akenah senza sapere che avresti vinto un premio e pubblicato. Ora hai scritto La Luna del Deserto con dei presupposti diversi. Hai già una certa visibilità e un pubblico. Ne sei stato influenzato nella scrittura?

Quando ho scritto La Viola ho iniziato quasi per gioco. Volevo costruire una storia che fosse divertente da scrivere e appassionante da vivere, ma per me più che per un pubblico. Quasi per caso ho partecipato al Concorso di BookTribu e senza accorgermene il mio libro è arrivato in finale. Nel frattempo stavo già scrivendo La Luna del Deserto ma La Viola intanto è stato pubblicato, presentato, venduto: ha trovato un suo pubblico, sì, che spero abbia atteso il seguito con curiosità e magari qualche aspettativa. Il secondo è sempre più difficile, come si dice, ma durante l’ideazione e la scrittura non ci ho pensato troppo. Mi sono divertito, come la prima volta. 

Il lettore de La Viola di Akenah cosa si può aspettare da questo secondo libro? E cosa invece lo sorprenderà? 

Il lettore immagino si aspetti banalmente il proseguimento della storia. Poche domande lasciate in sospeso troveranno delle risposte; verranno bensì posti altri interrogativi, com’è normale che sia. Potrebbe invece spiazzare un netto cambio di toni. La Viola è un’avventura a tratti onirica piena di colori luminosi e vivaci, ne La Luna il lato onirico diventa quasi criptico e i colori sono più cupi, con la prevalenza del grigio e del nero. È dovuto all’ambientazione ma soprattutto a un cambiamento nel protagonista, Edrik. 

È nata prima la storia o l’idea di una trilogia? Come funziona il tuo processo creativo?

Ogni storia che scrivo nasce a partire da qualcosa, un input che scatena una valanga di elementi tutti legati tra di loro. Questo input può essere il colore dei capelli di qualcuno, può essere una frase che ho sentito, una riflessione più impegnata. In questo caso è stato un personaggio: Beatrice Portanuova. Beatrice è nata intorno a una persona ho visto solo due volte e di cui non ho potuto approfondire la conoscenza. Mi aveva colpito, perciò ho voluto mi lasciasse qualcosa, che ho messo per iscritto. Non è la protagonista, ma sarà un personaggio centrale e chi ha letto La Viola ha già avuto modo di vederla, anche se per poco. L’input è stato poi dato in pasto al processo creativo e l’output restituito è stata l’intera storia. Solo in seguito è iniziata la fase di scrittura. Non scrivo mai prima di essere sicuro che tutti i pezzi siano al loro posto. Ed è stato in quel momento che ho capito che questa storia aveva bisogno di spazio. La forma della trilogia è stata la scelta più naturale.

Quali sono le difficoltà che deve mettere in conto l’autore di una trilogia fantasy?

Non è facile mantenere salde le fondamenta di un singolo romanzo, men che meno di una trilogia. Il rischio di fare errori è altissimo; è necessario avere in mente cosa succederà in ognuno dei tre romanzi. È naturale che poi in corso d’opera ci siano delle modifiche, ma è bene trattarle con moderazione: il più piccolo cambiamento potrebbe anche sconvolgere l’intera struttura. 

Ho per la testa Il Fiume di Mondi da quattro anni. Una storia che si protrae per così tanto tempo è quasi una maledizione, perché la tua mente ti riporta sempre lì. Però è un’esperienza meravigliosa. Non so quante volte sono stato tra le foreste azzurre del continente adorphiano, tra le strane conformazioni della Valle di Cristallo e la spuma del Mar Mente. Conosco Edrik quasi come un grande amico. 

Una trilogia e in generale i sequel devono essere credibili. Trovi che al giorno d’oggi se ne abusi troppo?

Un sequel ha senso in una storia che è stata pensata sin dall’inizio divisa in più parti; se la storia non è stata pensata in questo modo, il suo sequel deve raccontare qualcosa che arricchisca la trama del primo capitolo. Oggi la serializzazione è all’ordine del giorno. Si guardi in primis al fenomeno delle serie tv, ma anche in campo cinematografico non mancano gli esempi. Forse dirò qualcosa di sgradito a molti, ma tutti questi sequel di Star Wars che stanno vedendo la luce negli ultimi anni sono davvero necessari? È vero, non c’è bisogno di una qualche necessità per girare un film o per scrivere un libro. Però sarebbe bello vedere e leggere qualcosa di nuovo, non per forza di innovativo; e sono felice di poter affermare che ce ne sono, di storie nuove, belle, profonde in certi casi, divertenti in altri. Basta scavare sotto i nomi più grandi. Nel buio della sua stanza o del suo studio, qualcuno sta scrivendo una storia proprio in questo momento. Valorizziamo gli esordienti di oggi perché potrebbero essere gli esperti di domani.

Grazie Pietro. Il titolo è disponibile sul nostro Shop online e su ordinazione nelle migliori librerie!

 

SCRITTO DA La Redazione
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