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Troppo lungo da leggere ma non da scrivere

09 maggio 2018

"Silvia ci parla di..."

Silvia Lodini, scrittrice e vincitrice del 2° Concorso Lettarario di BookTribu con L'alfabeto della mente, dà avvio oggi a una sua rubrica che ospitiamo volentieri.

La prima riflessione è quanto mai attuale, soprattutto considerato che la nostra Community è formata da Lettori – tanti! – e da Scrittori Esordienti. Sintonizziamoci su quanto Silvia vuole dirci.

FParlavo con un’amica che per sbaglio si era iscritta a Euroclub. L’obbligo di quattro acquisti in un anno. Quattro libri. Scaduti i quindici giorni per retrocedere dall’iscrizione, si chiedeva come fare. “Ma usali per far dei regali” le ho suggerito io.

La risposta quasi lapidaria su Whatsapp. Una risata fredda intrappolata in un social. 

Messaggio uno. Ahahah

Messaggio due. A chi regalo un libro?

In un lampo di due secondi ho pensato che la mia amica conoscesse più scrittori che lettori. Che io conosco più scrittori che lettori. Che alle presentazioni dei libri ci sono più scrittori che lettori. O che al massimo le due categoria si equivalgono, dato che si presume che chi scrive legga pure. 

Le persone vanno ai corsi di scrittura, si cimentano, provano, dicono “quanto vorrei scrivere una storia!” E non sappiamo a chi regalare un libro. 

Coi tempi di internet, dei social, dei mass media leggere è diventata una di quelle cose obsolete che richiede troppo tempo, come lo studio. Oggi tutti vogliamo essere veloci, fermarci nelle cose il meno tempo possibile, così da poter fare altro. Ottimo, significa che abbiamo tanti interessi!

Ma d’altro canto, quanto vengono approfonditi questi interessi?

Anche scrivere dovrebbe essere allora una di quelle cose noiose che richiedono tempo e fatica. 

Eppure pare che non sia proprio così. Un libro è troppo lungo da leggere ma non da scrivere. 

Non si tratta solo di superficialità – restare sulla superficie, non frivolezza o stupidità – ma anche di egocentrismo.

Tutti pensano di aver qualcosa da dire o da scrivere. Forse è stato il grande potere dei social, che ha dato la parola a tutti. Tutti vogliono emergere in checchessia, possibilmente una qualche forma d’arte, e obiettivamente mettersi davanti a un computer e provare a scrivere non è difficile. Scrivi, provi e riprovi, magari la storia che scrivi non è valida, non crea atmosfera, non cattura l’attenzione, magari non piace a nessuno, ma intanto l’hai scritta e ti definisci scrittore. 

In questo mare di scrittori è difficile farsi notare. In questa esiguità di lettori è difficile vendere libri. Comprarli. Regalarli. Scambiarsi opinioni.

È una riflessione sui tempi che cambiano, su una professione che ha mutato il suo volto. Ne sono responsabili tutti e nessuno può permettersi di erigersi su un piedistallo. 

Senza generalizzare, anche gli scrittori più prolifici, anche quelli più bravi, probabilmente non leggono tanto. 

Io sono scrittrice. Non sarò tra quelli prolifici, non sarò tra quelli più bravi, ma posso dire di essere scrittrice. Posso anche dire di essere lettrice, ma leggo meno di qualche tempo fa. 

Leggo meno per esempio di quando avevo tredici anni, divoravo i libri e volevo a tutti i costi fare la scrittrice. 

Leggo meno da quando con un click trovo subito ciò di cui ho bisogno. 

Leggo meno da quando ho uno smartphone

Non importa nascondersi dietro al tempo che manca, dire ovvietà o bugie per compiacere la gente. Non risolve il problema, tutti dovremmo smettere di accanirci contro “quelli che non leggono niente” e guardarci in faccia tra di noi. Prenderci la nostra piccola fetta di responsabilità. 

Crescendo ho sempre letto meno per me, e più per la scuola, poi per l’università, infine per il lavoro. È verissimo che conta di più la qualità della lettura rispetto alla quantità. Tra le varie, le letture giuste mi hanno permesso di imparare a scrivere. 

Ma è sufficiente? Non tanto, perché torniamo al punto di partenza: poi chi me li compra i libri?

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Foto di un amico di BookTribu: Paolo Pelosi, per gli amici "Pillo"

 

SCRITTO DA La Redazione
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