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ROMANZO

Romanzo: Il sonno di piuma

Al di fuori del parallelismo pittorico, l’istantanea iniziale che vede riuniti i cinque personaggi, è il presente da cui partono cinque flashback narranti i loro pirotecnici passati accomunati da una città, Napoli, e da una persona con un nome (Tommaso) e un cognome (Sbriglia), musicista quotato e molto conosciuto ormai sulla via del tramonto. La struttura dunque è un romanzo ad incastro di facile ricomposizione, ogni pezzo è una storia, ogni storia è intervallata da brevi ritorni al presente fino al ricongiungimento definitivo con “la foto” iniziale da cui poi si sviluppa l’epilogo. «Tommaso la sa leggere la vergogna, ed ora una sensazione di familiarità lo invade, quella di chi ha a che fare con un quasi. Il quasi non è solo un avverbio. E’ una parola che (quasi) rende l’indefinita bellezza, solo con due sillabe sbilanciate, ad un passo dalla follia.» Sagacia, umorismo caustico, sarcasmo e un pizzico di cinismo sono ingredienti a cui l’autrice attinge in giusta misura consegnandoci un prodotto ben equilibrato, adulto, asciutto ma al contempo mai freddo e distaccato, la cui possibile natura realista vine dirottata, efficacemente e con successo, verso il melodramma nel quale si palesa tutta la severità del vissuto dei vari personaggi (notevole il lavoro di caratterizzazione). Lo stile si presenta ricercato e studiato, decisamente moderno, frizzante ed efficace, ricco di cambi di prospettiva e piacevoli incursioni del narratore onnisciente capace di prendersi confidenza con il lettore stuzzicandone la curiosità e creando dipendenza (efficace uso di captatio benevolentiae). «Io, non so da quando, ho imparato a rimanere indifferente. Tacendo e segretamente sperando che qualcuno, alla fine, si ricordasse anche solo con un fiore di un uomo che ha vissuto strisciando in un luogo che non è il suo e che mai lo sarebbe stato. »
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Una lettura corroborante che vede nel non aver alcuna pretesa di insegnarci qualcosa una delle sue caratteristiche vincenti e che ci consegna, mantenendosi ben distante dal populismo, una cruda umanità a tinte forti, sostanzialmente romantica (l’amore è elemento salvifico «E il destino fa meno paura in due»), spessonascostaecensurata, machedifattocostituisceunafettaconsistentedel nostro tessuto sociale. «Ma Dio, se è Dio, saprà chi sono, un nessuno intonato in cerca di penombra»
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luigia bencivenga

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Romanzo: A Emirio e suo firio

Il 12 ottobre del 1902, esattamente 410 anni dalla scoperta dell'America in una casa di ringhiera nella Milano della belle epoque, l’Adelina mette al mondo il suo secondogenito e decide di chiamarlo Emilio. E’ lui il protagonista di un racconto che porta alla ribalta personaggi curiosi e singolari, uniti da una regola che nessuno mancherà mai di rispettare, quella del reciproco e mutuo soccorso. Qui sono quasi sempre le donne a fare la differenza, quelle pronte a sacrificarsi pur di assicurare alle proprie famiglie tutto ciò di cui necessitano. L’Aurelia che, mai stata madre, accoglie sotto la sua ala protettrice i figli dell’intero caseggiato. L’Ambrosina che sfida la morale corrente accettando di andare a convivere con l’uomo che ama senza mai sposarsi se non sul letto di morte. L’ Adelina che torna a far da mamma ai suoi due nipoti rimasti tragicamente orfani. La Pina che fa un sogno degno dell’interpretazione della Sibilla, cartomante nonché divinatrice del futuro. Ne viene fuori un terno secco da giocare sulla ruota di Milano ma, per colpa di uno specchio che si rompe, tutti i sogni di gloria vanno in frantumi. Sette anni di disgrazie che culminano nello scoppio della prima guerra mondiale. Giovani al fronte, bombardamenti e borsa nera. L’intera popolazione che si muove fra le macerie e cerca riparo nelle cantine. Precarietà, paura e fame, questi diventano i principali nemici contro cui combattere. L’incubo finisce nel 1918 e la gente si dà da fare per ritrovare almeno una parvenza di normalità. L’Augusto, rinomato pollivendolo, mette in campo tutte le risorse per preparare le nozze della sua unica figlia, il banchetto rimarrà nella memoria collettiva e, a dispetto della fame patita, riempirà la pancia di tutti. Anche l’Emilio si decide a metter su famiglia, ma la voglia di darsi sempre e comunque alla pazza gioia gli fa commettere un sacco di errori. A pagare il prezzo più alto sono i suoi due figli, Peppino e Sergio che, colpiti da un'immane tragedia, vengono lasciati andare alla deriva. E’ solo grazie all’intervento dell’Adelina che la famiglia si ricompone ma ci penserà, nel 1939, la seconda guerra mondiale a far saltare di nuovo tutti gli equilibri. Il Peppino viene arruolato in marina mentre il Sergio finisce a combattere nelle compagini partigiane. Uno solo di loro due riuscirà a tornare a casa e a quel punto, finalmente, l’Emilio comincerà davvero a fare il padre. Il medico del rione con l’infermiera da sempre innamorata di lui; il macellaio che rischia di andare in rovina per un vizietto assolutamente non suo; la famiglia di toscani che fa profumar di ribollita l’intero caseggiato; la callista che si prende cura dei piedi di tutti, anche di quelli del problematico Giuseppe… Tutti insieme costituiscono una armoniosa coralità, sono voci minori ma che arrivano dritte all'unico scopo, quello di animare i cortili milanesi ormai quasi del tutto scomparsi .
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