Romanzo: Viandante tra due mondi

di Mauro Parisse
ROMANZO
Ciò che accade in questo racconto, dove un tratto della
vita del protagonista si sviluppa in uno scenario naturale e
sociale caro all'autore, è quel tempo e quello spazio siloniano
dove sono vissuti i"Berardo Viola", i "Pietro Spina" e che in quest'opera di Mauro
Parisse sembrano essersi cristallizzati, ibernati dentro una
cornice di ghiaccio limpida, trasparente, in cui il tempo continua
a "non fare sconti a nessuno e a reclamare la vita" di Gitano, e
lo spazio a non estendersi verso nuovi orizzonti.
L'arte fontamarese della narrazione utilizzata dall'autore per
raccontare una storia di vita vissuta (...e ancora molto da vivere)
del protagonista Gitano ci riconduce alla stagione più fertile del
naturalismo francese e del verismo meridionale italiano dove gli
umili, i diseredati continuano ad essere i "vinti", gli sconfitti, gli
emarginati, gli esclusi da una società anonima, distratta che non
riconosce nè apprezza, nè sostiene o incoraggia chi possiede
intelligenza, talento, passione per la conoscenza.
"E' un capriccio del destino se tanta intelligenza è stata
condannata alla solitudine", all'indigenza, all'umiliazione di
dover dormire all'addiaccio sotto uno straccio di coperta perché
rifiutato anche dalla Caritas?
Eppure Gitano non è un barbone, lui ha una casa, due lauree, ha
una passione dilagante per la lettura e per la conoscenza
universale.
La Sacra Bibbia e il Vangelo hanno un fascino poetico-musicale
per lui simile ad una sinfonia di Bach, forse per questo è pervaso
da quello spirito francescano che lo porta ad essere generoso con
il prossimo, altruista, "guaritore delle sofferenze altrui", amante
della natura e delle sue creature: i cani in particolare, i suoi cani
che ama come figli.
La Natura, come buona madre, "ci ha dato tutto: perfino i tartufi
che crescono da soli" e sono fonte di lauto guadagno.
Il guadagno, si, è proprio quello che manca a Gitano insieme al
lavoro per procurarselo. Eppure lui ha studiato tanto per
compiacere alla madre desiderosa di sottrarlo a quel destino
crudele e rassegnato che lo avrebbe unito agli uomini piegati
sulle zolle di terra. A lui, la famiglia, aveva affidato il difficile
compito di riscattarsi socialmente evitando così la condanna a
seguire le orme degli avi.
Gitano infatti combatte l'ignoranza perchè "dove questa c'è non
potrà mai esserci nè morale nè solidarietà" ma la sua cultura
non l'aiuta a sostentarsi neanche quando ottiene una supplenza
temporanea in una scuola statale lontanissima da raggiungere da
Pescina, almeno per i suoi mezzi fisici ed economici.
E il destino beffardo non lo ha neppure incluso nell'elenco degli
aventi diritto a percepire, da subito, gli emolumenti spettanti per
tale incarico a causa di una normativa indecente che affidava al
sorteggio i nomi dei fortunati!
"Come avvezza a soffrire, dolore non sente" scriveva Silone in
"Vino e Pane" e aggiungeva "Il destino è un'invenzione della
gente fiacca e rassegnata".
Ma Gitano non è tra questa gente, lui è forte, tenace.
Armato di pietas cristiana e con spirito rivoluzionario marxista,
combatte contro le ingiustizie umane e sociali, tuttavia si
immerge costantemente in quella infinita solitudine dominata
dal "buio che ferma il tempo" sul suo dramma esistenziale dove
sentimenti contrastanti connotano di chiaro scuro il trascorrere
della sua vita.
All'avere ha contrapposto l'essere, all'isolamento sociale affianca
la voglia di viaggiare e di intrecciare nuovi rapporti amicali, ama
la famiglia dove ha trascorso momenti felici, ama soprattutto sua
madre che gli ha dato la vita ma non sembra ( ancora)
interessato alle donne: "troppo fastidiose e ingombranti"
Il suo pessimismo cosmico lascia comunque alcuni spazi
all'ottimismo grazie alla sua fiducia e alla sua speranza nel
futuro.
Ma allora chi è veramente Gitano?
Ogni lettore potrà farsene un'idea personale leggendo la sua
storia di vita vissuta fino ad oggi.
Personalmente sarei contenta di approfondire la sua conoscenza.
Ho molta stima di lui e di Mauro Parisse che me lo ha
presentato.
Auguri "Gitano" e, anche se hai molto sofferto, "non perderti
mai di coraggio".
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